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martedì 10 luglio 2007

Tavolo Esuli-Governo

Il giorno 10 luglio 2007 alle ore 15.30 presso il Ministero dell'Interno in Roma, si terrà l'incontro di coordinamento con i responsabili dei gruppi di lavoro istituiti presso il Ministero dell'Interno sulle tematiche di:

Cittadinanza
Anagrafe e Figli dei profughi
provvidenze di carattere sociale a favore degli esuli Istriani, Fiumani e Dalmati.


L'incontro sarà presieduto dal Sottosegretario di Stato Ettore Rosato.




Sono invitati a partecipare i rappresentanti delle seguenti Associazioni:

- Federazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati

- Comunità Istriane

- Unione degli Istriani

- Libero Comune di Pola in Esilio


venerdì 1 giugno 2007

I fantomatici 9 punti

Proponiamo di seguito i fantomatici 9 punti che la defunta Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani aveva proposto quale documento programmatico ufficiale:


DOCUMENTO DELLA FEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI DEGLI ESULI
ISTRIANI, FIUMANI E DALMATI PER LE FORZE POLITICHE IN OCCASIONE
DELLE ELEZIONI POLITICHE 2006.
1) RESTITUZIONE DEI BENI
Poiché vi è una parte degli esuli che aspira tuttora alla restituzione dei beni espropriati
e/o nazionalizzati, o a forme sostitutive di compensazione da parte degli stati Sloveno e
Croato, nonostante le difficoltà di carattere diplomatico della trattative in corso, si ritiene
di individuare una piattaforma tecnico-giuridica con cui il Governo Italiano possa
efficacemente affrontare e risolvere, sotto il profilo giuridico, la questione della
restituzione ai profughi e della non discriminazione delle legislazioni interne nei
confronti dei cittadini italiani. Il 12 ottobre 2005 la Federazione chiedeva l’invalidità sul
piano giuridico del Trattato di Roma del 1983 tra Italia e Jugoslavia, che prevede la
liquidazione concordata per i beni italiani della ex zona B del Territorio Libero di
Trieste, sollecitando il Governo Italiano a denunciare l’accordo stesso per inadempienza,
avviando una nuova trattativa con le controparti al fine di esaminare tutte le possibilità di
restituzione dei beni ancora liberi e la congrua rivalutazione al valore reale di mercato
per quelli non liberi.
2) INDENNIZZO EQUO E DEFINITIVO
Preso atto con vivo disappunto che in questa legislatura nulla è stato fatto o deciso su
questo argomento fondamentale per la grande maggioranza degli esuli, si chiede che ad
essi venga riconosciuto un “indennizzo equo e definitivo”, tenendo conto delle quote di
indennizzi già pagate ed aggiornando l’ammontare dovuto e gli importi erogati in base
ad indici obiettivi concordati, sino alla data del nuovo provvedimento. A tal fine si
chiede un ‘tavolo tecnico” composto da esperti, in grado di definire lo stesso in tempi
brevi, sulla base dei contenuti dei progetti di legge già presentati nel corso della 14°
Legislatura.
3) CASE POPOLARI
La normativa approvata al riguardo, anche nel corso delle recenti legislature, ha
contribuito a creare confusione in materia e necessita di un intervento, a livello
legislativo, che conferisca uniformità e chiarezza sia alle agenzie periferiche del
Demanio, sia a Federcasa per quanto concerne la corretta interpretazione delle norme;
così come risultante dalla sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 1176/05, e dalle
recenti decisioni del TAR Piemonte, secondo le quali il diritto dei profughi all’acquisto
delle case alle condizioni di miglior favore, di cui all’art. i comma 24 legge 560/93,
spetta a tutti i profughi assegnatari di alloggi di cui all’art. 17 e 18 della legge 137/52, a
prescindere dall’ente proprietario, dalla data di costruzione e dalla natura del
finanziamento.
Si chiede infine che venga risolto il problema del soggetto giuridico legittimato ad
acquisire gli immobili diversi da quelli residenziali, appartenuti all’ex Opera Nazionale
Profughi, nonché ad altri enti e che avevano destinazioni commerciali, industriali,
artigianali, etc..
4) ANAGRAFE
Vista la parcellizzazione delle competenze in materia di anagrafe, documenti di identità,
patenti, tessere sanitarie, posizioni pensionistiche, etc. con gravi conseguenze sulla
correttezza del codice fiscale, dati i numerosi ed incresciosi casi di alterazione dei luoghi
di nascita degli esuli, in contrasto con la legge n. 54/1989 - che garantisce che i Comuni,
già appartenuti allo Stato Italiano, vengano indicati con toponomastica italiana e senza
indicazione del paese di attuale appartenenza (Slovenia, Croazia, Serbia-Montenegro
etc.) - occorre un intervento che coordini tutte le amministrazioni statali e regionali,
nonché il Ministero che segue il sistema informatico dello Stato.
5) TOMBE MONUMENTALI E CIVILI
Si chiede la salvaguardia delle tombe monumentali e civili con scritte in lingua italiana
in Istria, Fiume e Dalmazia. Si chiede inoltre la tutela del diritto degli esuli alla proprietà
delle loro tombe; alcune di tali tombe vengono curate da singoli madrinati, ma spesso
sono state oggetto di vendita arbitraria, non esistendo a livello di Stati un preciso accordo
per la loro conservazione.
6) CITTADINANZA
Il disegno di legge in materia di concessione della cittadinanza ai residenti nelle
repubbliche di Slovenia e Croazia ha concluso l’iter legislativo proprio l’ultimo giorno di
lavoro delle Camere.
Tuttavia sono ancora esclusi dalla normativa i casi di persone di nazionalità italiana
residenti nei comuni della Dalmazia, che non appartenevano all’Italia al momento del
Trattato di Pace del 1947 (SpaIato, Veglia, Ragusa, Cattaro, etc.). Inoltre occorre
riconoscere cittadinanza e origine anagrafica agli esuli sparsi nel mondo e ai loro
discendenti che ne facciano richiesta. Occorre quindi valutare questa situazione di cui le
autorità Consolari sono a conoscenza.
7) FIGLI DEI PROFUGHI E PROVVIDENZE DI CARATTERE SOCIALE E ASSISTENZIALE A
FAVORE DEGLI ESULI
Si richiede che venga ripresa la proposta di legge che tende ad attribuire la qualifica di
profugo con le relative provvidenze ai figli.
Devono inoltre essere predisposte e varate dal Parlamento e dalle Regioni provvidenze a
favore degli esuli in difficoltà per motivi di salute, di età o al di sotto della soglia di
povertà.
Si chiede poi la regolarizzazione delle situazioni previdenziali tuttora irrisolte per:
• contribuzione per periodi di detenzione nei campi di concentramento ex-jugoslavi
(proposta Menia);
• contribuzione di periodi di lavoro nelle zone cedute (prevalentemente prima
dell’esodo dalla zona B);
• tutela e provvidenze a favore di esuli esposti all’amianto nei campi profughi,
come quelle previste per i lavoratori.
8) PROSECUZIONE E MIGLIORAMENTO DELLA NORMATIVA DI CUI ALLA LEGGE 193/2004
La legge 193 del 2004, di prossima scadenza, che ha sostituito la legge 72/2001, per la
tutela del patrimonio storico, artistico e delle tradizioni culturali italiane delle
associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati in Italia, va rinnovata con interventi
più significativi, con riferimento a quanto previsto per le Comunità degli Italiani nell’ex
Jugoslavia.
9) TAVOLO DI CONCERTAZIONE
Considerata la complessità dei punti sopra esposti e per dare continuità e professionalità
amministrativa alla gestione da parte dello Stato, si richiede la costituzione di un
“Tavolo di Concertazione” a livello di Presidenza del Consiglio, a cui partecipino i
rappresentanti delle amministrazioni interessate e della Conferenza Stato-Regioni,
nonché rappresentanti ed esperti delle Associazioni degli Esuli, con riunioni a cadenze
periodiche.

Federazione delle Associazioni degli Esuli – Renzo Codarin
Unione degli Istriani – Massimiliano Lacota
A.N.V.G.D. – Renzo Codarin
Libero Comune di Fiume in esilio – Guido Brazzoduro
Libero Comune di Pola in esilio – Silvio Mazzaroli
Libero Comune di Zara in esilio – Renzo de’Vidovich

21 marzo 2006

giovedì 31 maggio 2007

Federazione degli Esuli in Crisi

Argomento davvero scottante in questi ultimi giorni! Molte le polemiche ed un continuo batti e ribatti sulle pagine de Il Piccolo, quotidiano di Trieste, tra il Presidente dell'Unione degli Istriani - Libera Provincia dell'Istria in Esilio, Massimiliano Lacota, il presidente di ciò che resta della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Renzo Codarin, l'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia tramite il proprio sito internet istituzionale ed il segretario federale Giorgio Varisco.

Pare in proposito interessante rimarcare quanto riportato su un sito quasi omonimo a quello dell'ANVGD che pare essere il sito internet della dissidenza interna ANVGD che, dalle voci che corrono a Milano, pare essere decisamente forte ed attiva in seno all'ANVGD stessa.

Il sito da segnalare è www.anvgd.com ed il pezzo riportato qui sotto tratta proprio di un'intervista realizzata il 14 maggio 2007 all'avv. Gian Paolo Sardos Albertini, già vicepresidente nazionale ANVGD, dimissionario e dissidente interno all'Associazione.

Dal sito in oggett:

14/05/2007 02:05

Riportiamo l'intervista al Presidente dimissionario della Consulta Regionale del Veneto dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia , Avv.Gian Paolo Sardos Albertini , che spazia dagli equilibri internazionali , ai "negazionisti e giustificazionisti" fino ad arrivare alla crisi della Federazione degli Esuli.
Ricordiamo che l'Avv. Sardos Albertini , si è dimesso dalla carica VicePresidente Nazionale A.N.V.G.D. , di membro dell'Esecutivo , da Presidente della Consulta Regionale e da Consigliere Nazionale il 14 Marzo 2007 , essendo venuti meno i necessari presupposti di stima e fiducia nei confronti dell'attuale Presidenza Nazionale .





Mentre in Italia sono stati fatti alcuni passi per giungere alla individuazione di una memoria condivisa dei tragici eventi che hanno interessato i confini orientali del nostro Paese alla fine della II^ Guerra mondiale con il dramma delle Foibe e dell’Esodo, in Croazia, ma anche in Slovenia, sembrano ancora prevalere posizioni nazionaliste anti-italiane

In Italia come possiamo ricordare in occasione della celebrazione del Giorno del Ricordo, tenutasi a Torino, presenti l’allora Vice Presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, e il Presidente Luciano Violante, vi fu un riconoscimento esplicito dei torti che le rispettive parti politiche avevano avuto.
Fini riconoscendo le responsabilità del Fascismo per la politica di denazionalizzazione operata nei territori della Venezia Giulia durante il ventennio, e successivamente, con la Guerra di occupazione del 1941 e da parte di Violante per l’appoggio dato dal Partito Comunista italiano alle mire espansionistiche di Tito e, probabilmente, anche nel favorire le operazioni di pulizia etnica dei nostri territori.

Ma sai come si dice a Trieste:
“Lo sai qual’é la differenza tra una vergine ed uno sciavo? : semplicissima è che lo sciavo non cambia mai”.
Si tratta sicuramente di una battuta, ma che riflette probabilmente un fondo di verità che, soprattutto chi abita nei territori posti a confine con quelle popolazioni, ben riconosce nel comportamento sia degli Sloveni sia dei Croati.
Per quanto riguarda, invece, le violenze che vi sono state in Italia contro lapidi e strade intitolate a esuli e foibe ed intervenute proprio in occasione del Giorno del Ricordo, non vi è dubbio, a mio avviso, che simili atti provengano da personaggi che si individuano in alcune formazioni politiche ed in alcune tesi che tali formazioni politiche intendono avvallare, e che trovano anche relatori quali la Kervesan, la Cernigoi e Scotti.

Si tratta di coloro i quali sono passati dalla cosiddetta tesi negazionista, e cioè che le Foibe non esistevano (tesi che la Kervesan sembra ancora sostenere così come in parte la Cernigoi) alle cosiddette tesi giustificazioniste e cioè che l’eccidio dei nostri connazionali e l’Esodo fu la giusta conseguenza per le violenze perpetuate dal fascismo durante il ventennio e successivamente durante l’occupazione militare dei territori della ex Jugoslavia.
La verità è che queste formazioni politiche che, si identificano prevalentemente nei Comunisti Italiani e in alcuni esponenti di Rifondazione hanno l’ingiustificato timore che la celebrazione del “Giorno del Ricordo” venga vista e vissuta come una delegittimazione della lotta della Resistenza.
Timore che in realtà è del tutto infondato e che non alberga né nel pensiero né nelle parole di alcuno di noi.
Nessuno dei Dirigenti delle nostre Associazioni ha mai messo in dubbio i valori della Resistenza e della Guerra di Liberazione, alla quale hanno partecipato moltissimi Istriani, Fiumani e Dalmati.
Mio Padre, tanto per fare un esempio, ha combattuto con il neo costituito Esercito Italiano a fianco degli Alleati Anglo-Americani a Cassino e Montelungo, dove ha meritato anche una medaglia al valor militare e ha contribuito a liberare l’Italia dal Nazi-Fascismo, così come Vi hanno contribuito quegli istriani e quei Fiumani che hanno fatto parte delle formazioni partigiane.
Non vi è quindi da parte nostra alcun tentativo di delegittimare la Resistenza, ma semplicemente di ristabilire la verità storica di quello che è accaduto ai confini orientali del nostro Paese dove esistevano partigiani che combattevano per liberare l’Italia dal nazi-fascismo ed altri, fra cui anche italiani comunisti, che invece combattevano non solo per liberare il Paese dal nazi-fascismo, ma per consegnarlo al Regime Comunista di Tito.

Quindi nessuna condanna da parte nostra della Resistenza cosiddetta “buona”, e cioè quella che aveva sinceramente e strenuamente combattuto il nazi-fascismo per liberare il proprio Paese ma sicuramente una censura ed una condanna di quella Resistenza, cosiddetta “cattiva”, che invece agiva per altri obiettivi meno nobili.

Non vi è dubbio che tra gli Esuli è ancora forte il risentimento nei confronti delle popolazioni slovene e croate anche perché, fino ad oggi dalla loro parte, non è avvenuto alcun concreto segnale di apertura né sul piano storico né sul piano del riconoscimento dei nostri diritti materiali.
Mi riferisco alla perspicace volontà di voler giustificare la tragedia che ha coinvolto il nostro popolo ed il rifiuto a restituire agli esuli i beni illegittimamente espropriati dal regime comunista di Tito.

Il Sig. Berlusconi, purtroppo, dei nostri problemi non se ne è mai interessato e probabilmente ne è a conoscenza in modo del tutto marginale.
Altre erano probabilmente le questioni a cui attribuiva rilevanza anche sotto il profilo della politica estera.
Parlare adesso di superamento di vecchi rancori, di dialogo e di speranza nelle nuove generazioni è semplicemente ridicolo se non si pongono le basi per superare questi vecchi rancori.
In altri termini, se non si fa nulla per rendere giustizia agli esuli, che per oltre sessant’anni sono stati dimenticati dalla storia e maltrattati da tutti i Governi che sono succeduti nel nostro Paese, non ha alcun senso parlare di riconciliazioni.

Non mi aspetto alcuno sviluppo positivo del tavolo Esuli e Governo che si è aperto il 20 febbraio in quanto manca, a monte, quello che dovrebbe essere il legittimo contraddittore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e cioè la Federazione.
E’ lampante a tutti che la Federazione al momento è un Organismo morto e la responsabilità va attribuita sicuramente alle Associazioni triestine, che non hanno avuto mai alcun interesse affinché la Federazione funzionasse, ma anche al suo Presidente, Renzo Codarin, che nulla ha fatto per cercare in qualche modo di ricostruire un rapporto di collaborazione e di fiducia con le Associazioni aderenti.
Il malessere nasce ancora negli anni scorsi, allorquando con il cambio del vertice dell’Unione Istriani tra Silvio Del Bello e Massimiliano Lacota sono stati messi sotto accusa il Presidente Brazzoduro ed il nostro Presidente Toth con l’accusa di inerzia e di sudditanza nei confronti del potere politico.

Non dobbiamo poi dimenticare quella che è la storia del nostro associazionismo.
L' ANVGD nasce sostanzialmente con finalità di carattere assistenziale ed è stata sempre “governata” dal potere politico che, attraverso l’assistenza, ha fatto sì che gli esuli rimanessero zitti e buoni per oltre sessant’anni.
Diversa invece è l’Unione degli Istriani che nasce proprio per ragioni di carattere politico, soprattutto in occasione della battaglia che è stata tenuta per evitare la stipulazione del trattato di Osimo.
Abbiamo quindi due Associazioni, una la ANVGD che si occupa esclusivamente dei problemi di carattere assistenziale e l’altra l’Unione Istriani che invece si batte personalmente sotto il profilo politico.
Ecco le ragioni per le quali il Presidente Lacota aveva, appoggiato in ciò anche dal Generale Mazzaroli del Libero Comune di Pola, accusato i vertici della Federazione di essere succubi del potere politico e di rinunciare alle rivendicazioni di restituzione dei beni o ad altre rivendicazioni di carattere politico, per ottenere in cambio sempre interventi assistenziali, quali possono essere anche i finanziamenti dati oggi alle nostre associazioni per lo svolgimento di attività culturali.
Finita l’era Brazzoduro, che è durata anche più del previsto, si è pensato bene di nominare Presidente Renzo Codarin che, secondo quanto mi è stato riferito, è il personaggio del mondo delle Associazioni che ha la peggiore visibilità nella città di Trieste e che non ha saputo o non ha potuto stabilire un dialogo con le associazioni aderenti e quindi creare quel clima di armonia che solo può essere la premessa per una comune azione nei confronti delle autorità governative.

Ecco le ragioni per le quali il 20 febbraio la Federazione si è presentata alla Presidenza del Consiglio non con il Suo Presidente e Vice Presidente e la delega da parte di tutte le Associazioni a far seguire una ben determinata linea politica per quanto concerne i nove punti programmatici, ma con una armata Brancaleone delle varie Associazioni.
L’immagine che è stata data alle forze politiche è stata del tutto deludente dato che vi è stato chi, come ad esempio Lacota, ha insistito esclusivamente sul tema della richiesta di annullamento di tutti i Trattati successivi a quello di pace, Rovis che ha detto che non gli interessa nulla delle restituzioni ma solo gli indennizzi, Rendo de Vidovich che si è limitato a parlare di Zara e delle Bocche di Cattaro, Brazzoduro che ha ripetuto quali erano i nove punti di rivendicazione della Federazione ed il nostro Presidente che anch’esso si è limitato a considerazioni di carattere generale.
Io non so come faranno adesso le varie associazioni, posto che non esiste una Federazione che faccia sintesi delle loro richieste, a prendere contatto con i Sottosegretari ed i Funzionari che il Sottosegretario Letta ha individuato come nostri interlocutori per affrontare e risolvere le singole tematiche.
Cosa faranno? Andranno in ordine sparso ognuno portando la propria tesi?

Credo pertanto che se non si cambia la Federazione, se la Federazione non avrà un ruolo costruttivo e non riuscirà ad amalgamare le istanze di tutte le Associazioni, il Tavolo istituzionale, che è stato appena aperto, si chiuderà prontamente con un nulla di fatto.