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mercoledì 6 giugno 2007

Distorsioni della Hansen


Il sito internet www.anvgd.it ha pubblicato quanto segue.

Esuli: impegno reale e finti obiettivi
mercoledì 06 giugno 2007

Per dare un senso compiuto al nervosismo che pervade in questo periodo alcuni soggetti nel mondo degli Esuli, ma di cui spesso la base ignora comportamenti e prese di posizione, pubblichiamo l'attenta analisi della Direttrice del nostro mensile "Difesa Adriatica", che sul numero di giugno chiarisce in maniera lineare ciò che sta avvenendo.

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Gli ambienti degli esuli sono attraversati da qualche tempo da inquietudini e insofferenze che hanno condotto alcune associazioni ad assumere posizioni nettamente distanti e fortemente critiche dalla Federazione, accusata di muoversi con lentezza e in maniera inadeguata rispetto agli interlocutori di governo e ai problemi, non pochi, che perdurano circa la tutela dei diritti dei profughi giuliani e dalmati.
Di questi dissensi non diremo il “colore” spesso eccessivo e non di rado, anzi quasi sempre, offensivo delle persone accusate addirittura di “intelligenza con il nemico” (cioè con i governi e con la classe politica), perché non credo interessino i nostri Lettori e la totalità degli esuli, ai quali va invece garantito un impegno costante e concreto. Ci interessa piuttosto fare qualche considerazione sulla natura e sulle ragioni di questi atteggiamenti così drastici e feroci nei confronti di quanti, assunta la dura responsabilità di interloquire con la controparte istituzionale e politica, si ritrovano esposti ovviamente alle più ingenerose critiche.
Chi abbia una qualche conoscenza storica degli ambienti per così dire minoritari quali si sono configurati nel corso del Novecento in tutta Europa, sa che sono terreni di coltura di aspettative, di frustrazioni, di tensioni. La tragedia vissuta si depone nel cuore, o per meglio dire nelle viscere, di quanti l’hanno patita per trasformarsi nel tempo in un grumo cristallizzato, immutabile. O, per altro verso, è consapevolmente rimossa (ma apparentemente), per necessità o per istinto di sopravvivenza. Metabolizzare l’ingiustizia sofferta è un processo psichico complesso, richiede molto tempo, risorse interiori profonde e non sempre inesauribili. Per questo guardare alle cose con lucidità è difficile, e si rischia di restare fermi al minuto della tragedia subita.

Ora, perseguire la giustizia non significa restare ancorati agli scenari di sessant’anni fa. Chi ha il dovere di operare nel presente e di guardare avanti con onestà intellettuale e ragionevolezza, non può essere come la statua di Lot, rivolta al passato; né può cavalcare demagogicamente lo scontento, l’insofferenza (più che giustificati, certamente) della categoria.
Le ipotesi sono due: o si prosegue nel faticoso e annoso percorso del confronto con le parti (governo, pubblica amministrazione, enti locali, etc.), o ci si colloca su un isolotto e si dà fuoco alle polveri degli anatemi. La prima ipotesi, che richiede una pazienza di Giobbe e uno stomaco più che forte, insensibile, porta a qualche risultato (tardivo, ovvio; cambiano le maggioranze ma le risorse per i profughi giuliano-dalmati sono sempre poche). Nella seconda ipotesi si costruiscono castelli di carta, sogni della materia delle nuvole, finti obiettivi buoni a riempire di sciocchezze i «blog» di nullafacenti e a giustificare le ambizioni di qualche dirigente più o meno rampante.
La prima ipotesi prevede il lavoro costante e quotidiano, la disponibilità a rispondere alle domande di ogni giorno e di sempre, alle richieste di aiuto; nella seconda ci si può permettere di immaginare grandi scenari sospesi in aria e deserti.
Le domande, elementari, sono queste: quali sono gli strumenti migliori per guadagnare quel che è possibile in termini di risarcimento (non soltanto materiale) agli esuli per quanto perduto (beni, ambiente, prospettive)? Di contro, detto crudamente, quale peso esercita oggettivamente la comunità dei profughi sulla bilancia delle relazioni con gli interlocutori istituzionali? Ciascuno rifletta.
Gli immaginifici proclami di alcuni rieccheggiano nel vuoto: escluse le ipotesi di manifestazioni violente, di atti inconsulti, estranee allo spirito e alla civiltà dei giuliani e dei dalmati, resta soltanto la via paziente e irta della trattativa ad oltranza, che richiede scontri e conflitti quotidiani con le istituzioni, di cui questi signori – si fa per dire – non hanno la minima idea non avendolo mai fatto. Ed è proprio questa la via che eespone alcuni rappresentanti della Federazione al fuoco amico dei cecchini di casa, che li colpiscono alle spalle mentre sacrificano a questa lotta ogni loro energia.
Nessuno ha mai escluso la possibilità di manifestazioni unitarie collettive di una certa consistenza numerica, in luoghi significativi, come a Roma. Ma ogni volta che si è arrivati al dunque non è stata certo l’ANVGD a tirarsi indietro, essendo del tutto in grado di collaborare efficacemente alla loro realizzazione. L’azione di pressing popolare rimane uno strumento essenziale delle democrazie per raggiungere risultati ritenuti giusti come certo sono i nostri. Ma allora lo si faccia insieme. Altrimenti le accuse si perdono nelle nebbie di un velleitarismo parolaio teso soltanto a raccattare consensi marginali, privi di ogni concretezza di programma.

Patrizia C. Hansen

Interessante il tentativo di analisi della situazione. Certamente fuori registro il cappello iniziale, che autoproclama il pezzo come latore della verità universale. Forse il webmaster di www.anvgd.it si considera al di là del bene e del male... il nervosismo nel mondo degli esuli serpeggia anche e soprattutto tra aderenti all'Unione degli Istriani, Liberi Comuni e ANVGD... per quest'ultima parlo a ragion veduta per coinvolgimento personale!
Ma a ben vedere nemmeno la Hansen, direttore responsabile di Difesa Adriatica , scrive serenamente cercando di analizzare il problema in modo aprioristico, bensì estremamente di parte, falsando pertanto la propria analisi.
Frasi come [...]offensivo delle persone accusate addirittura di “intelligenza con il nemico” (cioè con i governi e con la classe politica),[...], che confermano peraltro la visione di avversione verso il governo ed i governi, tesi peraltro sempre propugnata dall'Unione di Massimiliano Lacota, [...] Ora, perseguire la giustizia non significa restare ancorati agli scenari di sessant’anni fa. Chi ha il dovere di operare nel presente e di guardare avanti con onestà intellettuale e ragionevolezza, non può essere come la statua di Lot, rivolta al passato; né può cavalcare demagogicamente lo scontento, l’insofferenza (più che giustificati, certamente) della categoria@[...], [...] Nella seconda ipotesi si costruiscono castelli di carta, sogni della materia delle nuvole, finti obiettivi buoni a riempire di sciocchezze i «blog» di nullafacenti e a giustificare le ambizioni di qualche dirigente più o meno rampante[...] - si fa forse riferimento proprio a questo telemaconet?!? Paura della critica e del ragionamento, eh??? - , [...]Gli immaginifici proclami di alcuni rieccheggiano nel vuoto: escluse le ipotesi di manifestazioni violente, di atti inconsulti, estranee allo spirito e alla civiltà dei giuliani e dei dalmati, resta soltanto la via paziente e irta della trattativa ad oltranza, che richiede scontri e conflitti quotidiani con le istituzioni, di cui questi signori – si fa per dire – non hanno la minima idea non avendolo mai fatto[...] e [...] Ma ogni volta che si è arrivati al dunque non è stata certo l’ANVGD a tirarsi indietro, essendo del tutto in grado di collaborare efficacemente alla loro realizzazione. L’azione di pressing popolare rimane uno strumento essenziale delle democrazie per raggiungere risultati ritenuti giusti come certo sono i nostri. Ma allora lo si faccia insieme. Altrimenti le accuse si perdono nelle nebbie di un velleitarismo parolaio teso soltanto a raccattare consensi marginali, privi di ogni concretezza di programma.[...] dimostrano una parzialità ed una partigianeria fuori dal comune.

Ma evidentemente la Verità, secondo la Hansen, sta solo dalla parte di chi è ogni giorno, da sessant'anni e senza risultati, nelle stanze del potere!

venerdì 1 giugno 2007

Difesa Adriatica - giugno

In uscita il numero di Difesa Adriatica del giugno 2007: lo annuncia una news del sito ufficiale dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (www.anvgd.it), proponendo il sommario integrale del numero in oggetto. Riteniamo interessante riproporlo:

"Difesa Adriatica" di giugno: i titoli
venerdì, 01 giugno 2007

Ecco i principali titoli del numero di giugno di "Difesa Adriatica", il mensile dell'ANVGD.

- Impegno reale e finti obiettivi

- Tavolo di coordinamento Governo-Esuli: nuovo incontro per la maggiorazione delle pensioni e per le provvidenze sociali

- Tavolo Governo-Esuli: alla Farnesina il 16 maggio per restituzioni e cimiteri la comune richiesta di denuncia/revisione del Trattato di Roma del 1983

- A Trieste la seconda edizione del Salone del libro: Suoni, luci e parole dell’Adriatico Orientale

- ANVGD: l’Esecutivo nazionale sulla Targa di Bologna che ricorda il passaggio dei profughi giuliano-dalmati

- Slovenia, approvato l’emendamento Battelli per la comunità italiana

- La Mailing List Histria denuncia l’ipotesi di chiudere il Tribunale di Rovigno

- Alida Valli, a Trieste la prima retrospettiva

- La Dalmazia nelle relazioni dei viaggiatori tra Quattro e Seicento il convegno all’Accademia dei Lincei
con la Società dalmata di Storia Patria

- Il Libero Comune di Pola e l’Unione degli istriani escono dalla Federazione delle Associazioni. Le defezioni all’inizio del confronto con il Governo sui temi di maggiore interesse per gli Esuli

- Non si fermerà il cammino della Federazione verso un futuro costruttivo

- Ricordo di Capodistria

- Stato, nazione e unità europea

- Venezia Giulia, una storia paradigmatica: l’occupazione jugoslava e l’esodo della popolazione italiana dopo il 1945

- Omaggio al Sacrario di Basovizza

- "Pietra d’Istria". Edito in bella veste il catalogo sulle «casite» con il concorso dell’ANVGD e del CDM

Sezione inglese. The Venezia-Giulia Paradigm. The Yugoslav occupation and the Exodus of the Italian population after 1945

Sezione spagnola. Venecia Giulia, una historia paradigmática. La ocupación yugoslava y el éxodo de la población italiana después del 1945